Interdisciplinarità e metodologie della didattica musicale

di Fiorella Orazzo >>>

FB_20160809_17_30_20_Saved_PictureIn un mondo sempre più oscillante tra l’iperspecializzazione scientifica e la “tuttologia” senza senso critico, ci sarebbe la necessità di dare spessore ad un concetto sempre troppo poco valorizzato: l’interdisciplinarità. Questo approccio in qualche maniera eclettico porta con se possibilità infinite e apre orizzonti inaspettati e sempre poco esplorati. E quale conoscenza e sentire umano più della musica può creare e agevolare l’interdiscipinarità?

Nel libro “Formae mentis” lo psicologo statunitense Howard Gardner definì l’interessante e oramai accreditata teoria delle Intelligenze Multiple: l’intelligenza non è un fattore unico e misurabile per tutti gli individui, non è una capacità che ha una norma identificabile uguale per tutti; ogni individuo ha una miscela esclusiva di capacità intellettive.

Le intelligenze si mescolano in ogni essere umano in maniera da creare le varie personalità con caratteristiche diverse e uniche. Queste intelligenze sono in qualche modo interconnesse tra loro, ma anche utilizzabili separatamente. Tra le intelligenze indicate da Gardner spicca l’intelligenza musicale. Secondo lo studioso l’intelligenza musicale può essere in qualche modo considerata “trasversale”: all’aumentare dell’intelligenza musicale aumentano anche le potenzialità delle altre intelligenze.

Tale teoria conferma ancora una volta che il ruolo della musica non possa che essere interdisciplinare, trasversale. E non con il semplice intento di unire e mettere insieme materie e argomenti, ma con l’elevato fine di far nascere dall’unione delle parti una materia nuova, come nasce la materia nuova dopo la mescolanza delle sostanze nel vaso alchemico: non mera unione di essenze, ma essenza nuova, non nota prima e più vitale e preziosa.

Troppo spesso in ambito pedagogico, si tende a dividere saperi e competenze e si insegnano le varie discipline come fossero campi separati di apprendimento, senza una struttura unitaria che dia la percezione che i vari settori sono tra loro collegati e collegabili. In questo modo non si dà ai discenti (bambini o adulti che siano) la possibilità di muoversi con agio all’interno delle competenze acquisite e ancor meno si dà loro la possibilità di creare e sperimentare il legame tra i vari ambiti e i vari linguaggi. E troppo poco si dà spazio anche alla creazione di un’interdisciplinarità che non si limiti ad unire materie tenute insieme dal filo sottile di un argomento comune, ma che riesca davvero a spaziare nelle profondità dell’apprendimento globale. Apprendimento che tenga conto dell’essere umano totale, delle sfaccettature più esterne e più interne del sentire umano.

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La musica può svolgere in maniera ottimale questa funzione di aiutare l’evoluzione globale dell’essere umano. E’ semplice anche comprendere come la musica si leghi bene con discipline che prendono in esame la crescita profonda dell’essere umano, come la psicologia, la psichiatria, la medicina e tutte quelle discipline umanistico-scientifiche che mettono l’essere umano e il suo benessere al centro.

Le metodologie di didattica musicale che si sono sviluppate prevalentemente a partire dagli ultimi decenni dell’ ‘800 – e che ancora oggi vanno ampliandosi – partono da questa trasversalità della musica, da questa sua versatilità e fluidità. Gli approcci metodologici come l’Orff – Schulwerk, il Dalcroze (giusto per citarne alcune) considerano il bambino o l’adulto, che deve apprendere dei concetti musicali, come un essere totale e insieme unico. Come un individuo dalle infinite potenzialità artistiche e umane, le une intrecciate alle altre. Tali metodologie cercano di guardare all’individuo nella sua totalità e considerare tutte le sue parti: corpo, cuore, mente, le peculiarità psicologiche e sociali e finanche la musicalità intrinseca nell’agire di ognuno. Sono metodologie interdisciplinari artisticamente (mettendo insieme canto, movimento, strumenti, suoni del corpo), ma anche emotivamente e socialmente. Tali metodologie non tralasciano inoltre – anzi ne costituisce la base – l’esperienza pratica del fare musica. Infatti parte sostanziale di tali metodologie è laboratoriale, laddove per laboratoriale non si intende abbozzato e improvvisato, nel senso più spregiativo del termine, ma creativo. L’esperienza creativa che nasce dall’apprendere paramenti e concetti dai più semplici ai più complessi in maniera attiva e partecipata con corpo, cuore e mente. Partecipata e ricreata al momento per creare sempre nuove evoluzioni con spunti vecchi e nuovi. In qualche modo queste sono anche delle metodologie sempre aperte, pronte ad essere applicate attraverso esercizi sempre nuovi, sviluppate con idee attualizzanti, ma anche pronte ad accogliere la tradizione. Con uno sguardo sempre ad andare oltre, che poi più in là si va e più l’essere umano scende dentro se stesso, sempre più vicino alla parte migliore di sè.

Orff-Schulwerk >>>

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